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Una piccola biografia sui nostri campioni curata da Paolo de Chiesa per Torino2006.
Deborah è nata a Santa Caterina Valfurva il 4 giugno 1970. Non riesco ad immaginare cos’altro avrebbe potuto vincere se, fra le sue avversarie, non si fosse schierata l’unica rivale invincibile: la sfortuna! Figlia di Giorgio, maestro di sci e nipote di Giuseppe, pioniere della “Valanga azzurra”, Deborah sente lo sci scorrerle nelle vene. A 17 anni si laurea campionessa mondiale juniores in gigante ma un anno dopo, ancora felice per il quarto posto all’esordio in Coppa del Mondo nella discesa di Val d’Isere, cade a Zinal distruggendosi il ginocchio destro: è il primo approccio ad un destino che non cesserà di perseguitarla!

Un delicato intervento chirurgico le impone l’addio alla discesa, specialità in cui avrebbe potuto far valere sensibilità e scorrevolezza impareggiabili e che, col senno di poi, le avrebbe consentito di vincere un po’ di Coppe assolute. Per uno squarcio di sereno deve attendere la fine del ’91 quando sfiora il podio nel gigante di Vail. In primavera un pericoloso blocco intestinale la riporta sotto i ferri. Si salva per miracolo eppure l’anno successivo è di nuovo in pista: insieme a 3 secondi posti in gigante arriva anche la prima vittoria in Coppa nel superG. di Morzine. Subito dopo, alle Olimpiadi di Albertville ( ’92) , vince l’oro nella stessa specialità ma, 24 ore più tardi, sarà il suo urlo di dolore a straziare centinaia di milioni di telespettatori. Accasciata sulla neve della nona porta del gigante con il ginocchio sinistro tra le mani, Deborah commuove mezzo mondo. Dalla sala operatoria esce con un unico intento: riassaporare la dolcezza della vittoria dopo tante pene.
Torna a vincere e nel ’94, dopo tre vittorie che mandano in visibilio l’Italia, trionfa nel gigante olimpico di Lillehammer. Aveva il numero 14, come nel gigante di Albertville quando, poche ore dopo la gioia più grande, aveva vissuto il tormento più bieco. Ai mondiali di Sierra Nevada conquista l’oro in gigante recuperando dalla quarta posizione e a Sestriere, nel ‘97, regala all’Italia una leggendaria doppietta iridata: oro in gigante e in slalom. Nonostante le ginocchia di cristallo la obblighino a centellinare gli allenamenti sotto la guida di Tino Pietrogiovanna, mio compagno di squadra ai tempi della “Valanga”, nell’inverno ’97 / ’98 la Compagnoni vince quattro gare di fila in Coppa del Mondo e la terza medaglia d’oro consecutiva alle Olimpiadi nel gigante di Nagano, capolavoro di tecnica e raffinatezza stilistica valsole un record imbattuto. L’en plein in slalom le sfugge per soli 6 centesimi!
Ritiratasi nel ’99 senza fragore, secondo un’indole schiva e refrattaria all’idolatria delle folle, Deborah è la mamma di due splendidi bambini avuti da Alessandro Benetton, rampollo della dinastia di Luciano. La sua vita ha contrassegnato un’epopea forse irripetibile in una sorta di parallelismo temporale con Tomba e i suoi successi sono già nella storia ma il suo stile e il suo sorriso, così dolce anche nelle avversità, rimarranno per sempre nel cuore di tutti noi che l’abbiamo adorata.
Paolo De Chiesa
Fonte: olimpiadi2006.org
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